Spreco. B - Enzo Marino

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Opere comunali
«Di seguito le immagini che illustrano con chiarezza lo stato dell’opera e le scelte progettuali che hanno determinato l’eventuale spreco di risorse pubbliche.»


Parliamo di quei circa  16.000 €. Una cifra che, da sola, non spiega nulla… ma che racconta tutto. Perché i muri di contenimento erano stati avviati dalla parte alta di Carbasile, proprio dove il terreno era più fragile, dove ogni tecnico avrebbe continuato senza esitare. Poi, inspiegabilmente, i lavori vengono spostati sotto, nella parte bassa di Culovì, dove il rischio era minore. Nessuna motivazione tecnica, nessuna relazione, nessuna trasparenza. Solo un cambio di direzione che ha lasciato scoperto il punto più vulnerabile dell’intero tracciato.
 
Io posso solo immaginare il perché. E quando si parla di 16.000 € “circa”, spostati da una zona critica a una zona stabile, il sospetto nasce da solo. Perché se si abbandona il versante fragile e si preferisce intervenire dove non c’era urgenza, qualcosa non torna. E non serve essere ingegneri per capirlo.
 
E infatti, come una conseguenza annunciata, nel febbraio 2026 proprio da Carbasile si verifica una frana sotto la 109 bis. Una frana che non è fatalità: è il risultato diretto di scelte sbagliate. Una frana che costringe il Comune a intervenire in somma urgenza, costruendo muri che — guarda caso — sembrano essere stati pagati con fondi destinati al Depuratore.
 
Il paradosso è devastante: si spostano i lavori dalla zona fragile a quella stabile, si spendono 16.000 € dove non serviva, e poi si corre a riparare la zona fragile con soldi presi da altri capitoli. Il territorio paga, i cittadini pagano, la sicurezza paga.
 
Questa non è polemica: è una domanda che chi amministra ha il dovere di affrontare pubblicamente. Perché si è scelto di ignorare il punto più vulnerabile? Perché si è lasciato che la frana accadesse? Perché si è dovuto intervenire in emergenza con fondi destinati ad altro?
 
Finché nessuno risponde, il sospetto rimane. E la responsabilità pure.
 
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