Chiesetta - Enzo Marino

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Cimitero
Restauro Chiesetta Cimitero Pentone

Nel 2012, appena entrai nella chiesetta del cimitero di Pentone, mi fermai. Quel luogo che per anni aveva raccolto le preghiere delle famiglie, quel piccolo rifugio di pace tra i cipressi, non era più la chiesetta che ricordavo. I muri erano pieni di crepe profonde, come ferite. L’umidità aveva annerito tutto, lasciando nell’aria un odore di vecchio e di abbandono. Piccoli moscerini camminavano ovunque, indisturbati, come se quel posto non appartenesse più a nessuno. Le luci del soffitto erano quasi tutte spente: solo una, al centro, resisteva ancora, illuminando appena i banchi consumati dal tempo. Otto banchi storti, rovinati, inutilizzabili.
 
In quel momento capii una cosa semplice: non potevo girarmi dall’altra parte. Non potevo aspettare che qualcuno se ne accorgesse. Non potevo lasciare che la chiesetta del nostro cimitero, simbolo di rispetto verso chi non c’è più, venisse dimenticata.
 
Fu così che nacque la mia decisione. Un’iniziativa partita da me, Enzo Marino, completamente da solo. Nessuna associazione, nessun incarico, nessun sostegno. Solo una frase che mi uscì dal cuore: “Se nessuno lo fa, lo faccio io.”
 
E così iniziai una raccolta popolare: 5 euro a persona. Un gesto semplice, alla portata di tutti, ma capace di unire un paese.
 
La risposta fu sorprendente e commovente. In due anni, grazie alla generosità di 250 cittadini pentonesi, raccolsi 2750 euro. Pentone rispose. Pentone si svegliò. Pentone dimostrò che quando una comunità vuole, sa rialzare ciò che cade.
 
Arrivarono contributi anche da lontano: dai pentonesi residenti in Canada, che ogni anno tornavano al paese e vollero partecipare con entusiasmo. Io stesso donai 50 euro. La famiglia Pugliese, Maria e Francesco, offrì 100 euro. Altri diedero 20, 15, 10, 5 euro. Uno, con grande cuore, donò 3 euro. Non importava la cifra: importava il gesto. E io annotai tutto nel tabulato, con precisione e rispetto, perché ogni offerta era un pezzo di storia.
 
Con i soldi raccolti dalle offerte, decisi di completare l’opera: commissionai otto banchi nuovi al falegname Mastro Mico Domenico Critelli, nella sua segheria in località Cannavari. Mastro Mico non volle alcun compenso. Fu un gesto semplice, sincero: un gesto di cuore, un gesto di paese. Oltre ai banchi. Si costruì anche l’altare, costruito dal falegname Costantino Pullano di Taverna, destinato come spogliatoio per i Sacedoti.
 
Poi arrivò un aiuto importante: il sindaco Raffaele Mirenzi si offrì di occuparsi della ristrutturazione della chiesetta, affidando i lavori a una ditta di Pentone. Quando la chiesetta fu pronta, quasi non la riconoscevo: pulita, luminosa, solida. Era tornata a vivere.
 
Il 2 novembre 2014, durante la Santa Messa, la chiesetta completamente rinnovata venne benedetta dal parroco. Quel giorno, mentre ascoltavo le parole della benedizione, guardavo i muri nuovi, le luci accese, i banchi lucidi, l’altare appena costruito… e sentivo dentro una pace profonda. Non era solo una ristrutturazione: era un atto d’amore verso il paese, verso i nostri defunti, verso la memoria di Pentone.
 
Questa storia dimostra che un gesto può accendere un’intera comunità. Che la volontà di una persona può diventare la volontà di un paese. Che quando si ama davvero il proprio territorio, non si aspetta: si agisce.
 
E così, la chiesetta del cimitero di Pentone, grazie a un piccolo sogno nato nel 2012, oggi continua a vivere, a proteggere, a ricordare. E continuerà a farlo
per chi verrà dopo di noi.




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